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giovedì 5 dicembre 2013

#02 Vivere a Rennes le Chateau

Ormai è passato qualche mese da quando sono arrivato e mi sono abituato alla mia nuova casa. Lo so, l'ho pensato più volte e tutte quelle fottute volte è finita allo stesso modo, nel solito fottuto macabro modo. Ma qui mi sento di dire che è diverso, qui si sono organizzati, davvero dico. Didier Noel, "le Rouge", quello che comanda qui non mi ha dato tregua per le prime settimane, mi ha messo subito al lavoro, c'erano un sacco di riparazioni da fare e mi ha tempestato di domande, mi ha tenuto d'occhio per giorni dico e ogni sera voleva che andassi a casa sua a parlare. Poi non so, si deve essere fidato perché adesso sono libero di fare quello che voglio, si fida di me, e con la sua è arrivata anche la fiducia degli altri, non so quanti sono ma penso circa un ottantina tra uomini, donne e bambini. Tutti qui hanno un compito: ci sono gli addetti alla sicurezza, che girano sempre armati e accompagnano fuori dal borgo i lavoratori che devono uscire, c'è chi coltiva i campi, chi porta al pascolo le besti, chi cucina, c'è un medico e abbiamo anche una chiesa con un prete italiano, ogni tanto vado a fare qualche preghierina e a confessarmi, del resto non si sa mai...

lunedì 18 novembre 2013

#01 Arrivo a Rennes le Chateau

Erano passati mesi da quell'assalto degli sciacalli. Mesi passati a saltare da un posto all'altro, da un rifugio ad un altro, mesi fatti di fughe notturne. Notti insonni dove quando ti addormentavi, se ci riuscivi, l'ultimo pensiero era ai morti.. che mentre te chiudi gli occhi loro sono li e ti cercano, ti bramano, ti fiutano. Mi ero messo in viaggio con altri uomini, brava gente, sognatori a modo loro. Stavano andando a Parigi, lì c'è una battaglia da combattere, per la Francia, per i francesi, per la libertà. Una battaglia pensavo io... e questa qui fuori allora come me la chiamate? Però da una parte li capivo e li invidiavo: hanno uno scopo, oltre al sopravvivere dico. Glielo leggevo negli occhi e in un certo senso si, li invidiavo.

sabato 16 novembre 2013

#00 Sopravvivere nelle terre perdute

Non vivere, sopravvivere. Ho perso il conto di quante volte ho dovuto lasciare quelle che per me era diventata una casa e quante fottutissime volte ho perso chi era diventato la mia famiglia, chi mi aveva dato una speranza, una piccola illusione che mi faceva pensare che forse qualcosa si poteva ancora costruire. Perché per vivere o meglio sopravvivere qui nelle terre perdute devi continuamente ricominciare tutto da capo. Perché magari trovi un posto relativamente sicuro, una casa, un piccolo villaggio con un pozzo o magari una sorgente vicina. Se sei bravo e fortunato trovi anche il modo di procurarti un po' di cibo con regolarità e con metodo e organizzazione riesci a difenderti i morti. Poi arriva un giorno, perché quel giorno arriva sempre cazzo sempre in cui non ce la fai, in cui sono troppi o ti prendono alla sprovvista e devi scappare e magari devi scegliere di lasciarti alle spalle gli amici, sai che se aspetterai un attimo di troppo le persone anzi, quelle che erano le persone che fino ad un minuto fa condividevano la vita con te saranno un altro morto il cui unico scopo è quello di mangiarti. Perché qui nelle terre perdute devi sempre scegliere tra te e qualcun altro, non c'è spazio per i buoni sentimenti. Non è posto di eroi questo.